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PONTE VECCHIO

La prima costruzione risale all’epoca romana, ma fu più volte danneggiata dalle alluvioni del fiume: nel 1080 esisteva un ponte in legno, mentre quello in pietra a cinque arcate costruito intorno al 1170; danneggiato nel 1222 e nel 1322 fu spazzato via dall’alluvione del 1333, una delle più violente che si ricordino. Dopo la costruzione dei “lungarni”, il ponte venne ricostruito nel 1345 ad opera attribuita a Taddeo Gaddi (dal Vasari) o a Neri Fioravanti, a tre valichi.

Nel 1442 l’autorità cittadina per salvaguardare la pulizia e le più elementari norme igieniche, impose ai beccai (macellai) di riunirsi nelle botteghe sul Ponte Vecchio per renderli un pò isolati dai palazzi e dalle abitazioni del centro. La disposizione mirava soprattutto ad eliminare le consuete, maleodoranti tracce lasciate dai barroccini dei beccai lungo le strade fino all’Arno durante il trasporto degli scarti più minuti delle lavorazioni delle carni, scarti che potevano ora disperdersi direttamente, senza alcun danno, nella sottostante corrente del fiume. Da quel momento il ponte divenne il mercato della carne ed i beccai, divenuti in seguito proprietari delle botteghe, per ottenere più spazio, vi aggiunsero in modo disordinato delle stanzette aggettanti sul fiume puntellandole con pali di legno.

Nel 1565 l’architetto Giorgio Vasari costruì per Cosimo I il “Corridoio Vasariano”, con lo scopo di mettere in comunicazione il centro politico e amministrativo a Palazzo Vecchio con la dimora privata dei Medici, Palazzo Pitti. Il corridoio sopraelevato, lungo circa un chilometro e costruito in soli cinque mesi, parte da Palazzo Vecchio, passa dalla Galleria degli Uffizi, costeggia il Lungarno Archibusieri, passa quindi sopra le botteghe del lato est (sinistro) del ponte, aggira alla sua estremità la torre dei Mannelli, sostenuto da beccatelli (o “sporti”) e prosegue sulla riva sinistra (“Oltrarno”) fino a Palazzo Pitti.

Le botteghe dei macellai furono poi occupate da orafi e gioiellieri per ordine di Ferdinando I nel 1593 che mal gradiva un commercio poco nobile e con odori sgradevoli sotto le finestre del corridoio sospeso.

Il Ponte Vecchio fu visitato da Hitler, Mussolini e le gerarchie naziste e fasciste in occasione del viaggio dei tedeschi in italia del 1939 in cerca di alleanze. Per quella circostanza furono aperti i tre finestroni panoramici al centro del Corridoio Vasariano. Non fu forse un caso che in seguito alla ritirata delle truppe naziste, questo fu l’unico ponte di Firenze che non venne fatto saltare dai tedeschi nel 1944 nel corso della Seconda guerra mondiale. Furono però pesantemente danneggiati i punti di accesso al ponte, le zone di via Por Santa Maria, via Guicciardini e Borgo San Jacopo che oggi sono così incongruamente moderne per via della frettolosa ricostruzione dei primi anni ’50. Il Corridoio Vasariano nei convulsi giorni della liberazione rimase l’unico modo di spostarsi fra nord e sud della città, come è testimoniato anche nell’episodio dedicato a Firenze nel film Paisà di Roberto Rossellini, dove la protagonista passa in incognito da una spoglia Galleria degli Uffizi piena di statue antiche impacchettate.




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